SAWABONA CARLO TARDANI

ORA SAI COME DIRE CIAO IN ZULU

La Merca del bestiame, un rito antico ancora praticato nell’Alta Maremma

ll reportage fotografico che segue è stato realizzato nell’azienda agricola Santa Maria dell’Albero Bello di Scarlino di proprietà dell’allevatore Renzo Fedi, una delle ultime aziende agricole che, sia nel grossetano che nel viterbese, praticano ancora l’allevamento brado.
La “merca(1)” del bestiame è una pratica antica fatta in occasione della “spocciatura(2)“ annuale dei vitelli e dei puledri maremmani che venivano allevati allo stato “brado” nei vasti latifondi delle Maremme toscane e laziali.
Oggi, con l’avvento delle pratiche moderne, gli allevamenti si sono ridotti a stalle più o meno grandi, più o meno tecnologiche, in ogni caso allevamenti intensivi certo più redditizi da un punto di vista economico ma tanto tanto meno interessanti sotto il profilo naturalistico e/o ambientale.
Una volta l’anno, dunque, il branco di circa 50 fattrici di pura razza maremmana in selezione ed i tori viene catturato con l’ausilio dei butteri dell’associazione “Butteri dell’Alta Maremma(3)” in occasione della cosiddetta “spocciatura” dei vitelli nati nell’anno in corso quando questi sono in grado di sopravvivere da soli senza l’ausilio del latte della madre che è nuovamente gravida da almeno 5 o 6 mesi.
Si procede quindi alla cattura di tutto il branco che viene fatto convergere dai butteri a cavallo dentro i recinti di cattura, dove attraverso dei “corridoi” si procede allo “sbrancamento(4)” dei vitelli dalle mamme.
Un tempo ai vitelli (o ai puledri) veniva apposto un marchio a fuoco sui piatti esterni delle coscie, detto appunto “mercatura a fuoco” con appositi marchi  numerati o letterati con cui si dava una precisa identificazione perenne del capo e del suo padrone.
Oggi questa pratica non è più ammessa e la legge prevede l’apposizione di uno specifica “marca aurecolare” che viene inserita nei lobi interni delle orecchie con l’ausilio di una speciale pinza.
Certo non c’è più il fascino del passato, nè è possibile pensare che questa pratica sia meno cruenta o dolorosa della marcatura a fuoco, ma tant’è!
Una volta apposto il marchio alle orecchie, i vitelli vengono radunati in un apposito recinto di ingrasso mentre le mamme ed i tori ritornano liberi nei campi dell’azienda, in attesa della nuova figliatura che tra la gestazione (9 mesi) e la spocciatura (4/6 mesi) avviene una volta l’anno circa.
I primi giorni (anche di notte) i vitelli e le mamme “mugliano” fortemente ed ininterrottamente, gli uni perchè sentono la voglia di pocciare il latte, mentre le altre perchè hanno le borse del latte piene che gli provocano fastidio.
Tutto questo dura qualche giorno poi la natura fa il suo corso e le cose tornano come prima, pronti ad una nuova ” figliatura”.
I vitelli vengono ingrassati in azienda con pratiche naturali (solo fieno, erba e farine semplici) e poi venduti le femmine ad 1 anno c/a ed i maschi tra i 18 e 24 mesi.

1 merca – marchiatura dei giovani capi di bestiame

2 spocciatura – svezzamento dei vitelli

3 Ass. Butteri dell’Alta Maremma –www.butteri-altamaremma.com

4 sbrancamento – separazione dell’animale dal branco

The following reportage photography was created at the Santa Maria dell’Albero Bello farm in Scarlino, owned by Renzo Fedi. It is one of the last farms that uses the free-range technique in the area of Grosseto and Viterbo.
The branding of livestock is an ancient tradition, which takes place during the annual weaning of the calves and colts which grazed freely in the vast fields of the Maremma country in Tuscany and Lazio.
Nowadays, with modern methods, livestock farms have become more technological and more profitable from an economic standpoint, but less interesting from a naturalistic and environmental point of view.
Once a year, a herd of about 50 purebred Maremma cows and bulls, are captured with the help of the Butteri dell’Alta Maremma Association (Maremma cowboys) to wean the calves, whose mothers are now at least five or six months pregnant with new calves.
The butteri capture the entire herd and lead them into a fenced in area through a small passage way where they proceed to separate the animals.
In the past, the cowboys used to burn a mark on the calves outer thigh, to assign them a number or mark in order to know whose cows were whose. This is called branding.
Nowadays this kind of procedure is not allowed and has been replaced by ear tagging.
While it’s true the traditional way may be more fascinating, tagging is certainly not as cruel or painful as branding.
Once the ears have been tagged, the calves are enclosed into the fenced area while their mothers and the bulls run free in the fields until they are ready to give birth again.
In the beginning, the calves cry because they miss their mothers and her milk, and their mothers cry as they feel the need to nourish their babies. This lasts only for a few days until nature takes it course and the cows are ready to have their newborns.
The calves grow up and are fed natural foods, such as hay, grass and simple flours. When the females are about one year old and the males from 18 to 24 months, they are usually sold to other companies.

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